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L’Europa corre, l’Italia frena sull’eolico offshore

Articolo completo su huffingtonpost.it a cura di Antonio Cianciullo

 

“Mamone Capria, presidente di Aero: “Con un euro al mese a famiglia potremmo avere, entro il 2040, 11.400 posti di lavoro e una capacità produttiva installata di 3,8 gigawatt”

 

“L’Europa corre, l’Italia cammina. Il rapporto Ember appena uscito certifica che le fonti rinnovabili hanno garantito il 48% dell’elettricità dell’Unione Europea. Eolico e solare sommati hanno generato più chilowattora di carbone, petrolio e gas messi insieme. Il vento, da solo, ha prodotto più elettricità del gas. Ma in Italia questa spinta si indebolisce: le rinnovabili procedono a una velocità molto lontana da quella necessaria a raggiungere i target europei e le indicazioni della comunità scientifica. E in questo quadro generale di difficoltà i settori più innovativi sono quelli che soffrono di più.

 

“I progetti legati alle aste incentivanti per gli impianti di eolico offshore sono fermi da due anni”, racconta Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero (Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore). “Il che vuol dire che rischia di bloccarsi un meccanismo virtuoso in grado di dare, nell’arco del prossimo decennio, 11.400 posti di lavoro, con una capacità produttiva installata di 3,8 gigawatt e un investimento da parte delle imprese di 15 miliardi. Se invece riusciamo a sbloccare le aste entro il 2026, nell’arco di 5 anni possiamo avere il primo impianto e realizzare gli obiettivi produttivi e occupazionali entro il 2040”.

 

Per farlo occorre chiudere i conti con i vecchi incentivi per la prima stagione delle rinnovabili entro la fine di questo decennio – continua Mamone Capria – e passare a sostenere, con circa un euro al mese a famiglia in bolletta, l’eolico offshore: “Per ogni euro investito dalle imprese si genererebbero 3 euro di valore aggiunto con ricadute occupazionali importanti soprattutto nel Sud Italia, dove uno sviluppo di questo tipo può compensare le riduzioni di posti di lavoro nel settore siderurgico e dell’automotive”.

 

I francesi si sono già mossi e hanno realizzato un piccolo parco eolico flottante davanti a Marsiglia, 30 megawatt già collegati alla rete, che utilizzano un porto finanziato dalla Banca Europea degli Investimenti per la logistica collegata alla movimentazione delle parti galleggianti e per i collegamenti con gli aerogeneratori.

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