Articolo completo huffingtonpost.it su a cura di Andrea Iazzetta
La lettera del sindaco Marco Piendibene al governo riaccende il confronto sul futuro del porto laziale, tra dismissione del carbone e il progetto di un hub industriale per le rinnovabili
A Civitavecchia, sulle coste del Lazio, si combatte una lotta simbolica per il futuro energetico del Paese. Da un lato, una vecchia centrale a carbone Enel semidismessa il cui futuro resta incerto; dall’altro, il progetto di un parco eolico offshore per trasformare Civitavecchia in hub della filiera eolica italiana che fatica a partire.
Una lettera inviata dal sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri competenti segna un nuovo passaggio nella vicenda che da mesi tiene sospeso il futuro industriale della città. A provocare lo stallo sarebbe la necessità, espressa dal ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, “di valutare con responsabilità tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale, in una fase che continua a essere segnata da instabilità geopolitica e da possibili rischi sugli approvvigionamenti del gas”. Nel documento, però, il primo cittadino chiede “un riscontro scritto, circostanziato e formale” sulle scelte del governo riguardo al phase-out della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord e, più in generale, sul destino economico del territorio. L’assenza di decisioni, scrive Piendibene, sta producendo “un effetto paralizzante sugli investimenti e sulla tenuta occupazionale”.
La chiusura della centrale, prevista entro la fine del 2025, e la progressiva riduzione dell’impianto a gas di Torrevaldaliga Sud hanno aperto una fase di forte incertezza. L’indotto locale è già in sofferenza: secondo Legacoop Lazio, le cooperative hanno registrato in precedenza perdite per oltre 4 milioni di euro l’anno e circa 800 lavoratori che rischiano di restare senza occupazione.
Di fronte a questa situazione, il progetto Tyrrhenian Wind Energy promosso dal consorzio GreenIT– formato da Copenhagen Infrastructure Partners, Eni Plenitude e Cassa Depositi e Prestiti – prevede l’installazione di 27 turbine galleggianti a circa 30 chilometri dalla costa, per una potenza complessiva di circa 504 MW. Accanto all’impianto energetico, l’idea è quella di realizzare nel porto un polo per l’assemblaggio, la manutenzione e la logistica delle strutture destinate a diversi parchi nel Mediterraneo, con ricadute occupazionali stimate in centinaia di posti di lavoro per decenni.
Secondo il sindaco, l’eolico offshore rappresenta “l’alternativa reale a un modello energetico basato per anni sul fossile”, senza consumo di suolo e con un impatto ambientale concentrato in mare. “La partita del carbone dovrebbe essersi conclusa il 31 dicembre 2025. Ora è il momento di nuove soluzioni, anche per rilanciare il nostro Comune come importante polo industriale”.
A frenare il progetto, però, è soprattutto l’assenza delle aste incentivanti previste dal secondo decreto Fonti Energetiche e Rinnovabili (Fer2), che promuove la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili innovativi o con costi elevati di esercizio. Senza una tariffa di riferimento, gli investitori non riescono a chiudere i piani economici. “I progetti ci sono, le autorizzazioni stanno arrivando, ma senza sapere a che prezzo verrà remunerata l’energia è impossibile partire”, osserva l’ingegner Luigi Severini, progettista del parco eolico. “Parliamo di un impianto che vale circa 3 miliardi di euro: senza certezze sui ricavi, il mondo industriale resta fermo”.
La questione generale degli hub portuali è altrettanto centrale. Le turbine e i galleggianti, strutture alte oltre 200 metri e pesanti migliaia di tonnellate, possono essere costruiti solo in porti adeguatamente attrezzati. “L’hub non serve solo al parco di Civitavecchia – chiarisce Severini – ma a una filiera più ampia che riguarda decine di impianti nel Tirreno. Senza questi poli industriali, il rischio è che la costruzione venga spostata all’estero”.
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