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Eolico offshore, un’opportunità industriale da sbloccare subito

Intervista completa a Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, Associazione delle energie rinnovabili offshore a cura di Emanuele Bompan su renewablematter.eu

 

“Se in territori come la Sardegna rallentano i progetti di eolico di terra, in mare a bloccare lo sviluppo di svariati GW è il MASE, che da mesi non fa partire le gare, lasciando un intero settore industriale italiano in panne.

Aero, l’associazione di categoria nata dall’iniziativa di 13 soci fondatori e che oggi riunisce 63 imprese ed enti pubblici come l’Autorità di sistema portuale di Augusta e di Taranto e il Politecnico di Bari, ha chiesto ripetutamente al ministro Picchetto Fratin di dare seguito al decreto FER2 risalente oramai al 2024. Materia Rinnovabile ha incontrato Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, per fare il punto della situazione.

 

Presidente, quale è lo stato dell’arte dell’eolico offshore italiano?

 

Oggi ci sono 130 progetti presentati nell’ambito del FER2. Di fatto i progetti pronti per essere messi in cantiere, con una VIA avanzata, sono 26, con un potenziale totale di 18,5 gigawatt. Di questi 26 progetti, 4 hanno avuto già il parere favorevole da parte del MISE e del MIC, per 2,3 gigawatt. Un quinto progetto è stato approvato dal MASE ed è in attesa del MIC per altri 500 megawatt.

 

Il decreto FER2 è stato pubblicato nell’agosto del 2024, con una tariffa incentivante di 185€, considerata adeguata sia per impianti fissi che flottanti, che richiedono un’ingegnerizzazione complessa. Cos’è successo poi?

 

A fine 2024 il MASE ha fermato l’asta sostenendo che non ci fossero abbastanza soggetti per competere, nonostante 1,3 GW erano già stati autorizzati. Nel 2025, quando i progetti autorizzati hanno raggiunto i 2,3 GW, viene fuori il problema della tariffa unica per impianti fissi (ad esempio davanti a Rimini e Ravenna) e galleggianti. La scusa è che la tariffa incentivante vada ad aumentare gli oneri di sistema in bolletta [che attualmente pesano per circa l’11% delle bollette, nda]. Va considerato però che gli impianti offshore necessiteranno di almeno cinque anni per essere costruiti, e si vedranno gli oneri di sistema sulle bollette nel 2031, quando il sostegno ai vecchi impianti fotovoltaici sarà esaurito. Di fatto il costo sarà di circa 1€ al mese per una famiglia italiana.

 

Frenare la filiera però costituisce un grave rallentamento nello sviluppo industriale del paese e una perdita di competitività.

 

Ogni euro investito nella filiera industriale dell’eolico offshore ne restituisce tre. 3,8 gigawatt di impianti genereranno 15 miliardi di euro di cantieri, di lavori, di trasporti, di assemblaggio. Questo può far nascere una filiera fatta di porti, di officine, che impiega acciaio e calcestruzzo. Abbiamo stimato una filiera di 11.400 lavoratori. Se arrivassimo a installare 20 GW, come da pipeline di progetti, l’eolico offshore apporterebbe un valore altissimo soprattutto nel Sud Italia, dove si creerebbe la maggior parte dei lavori e saremmo davvero in grado di abbassare il prezzo del kWh in bolletta.”

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