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Intervista su Eolico offshore a Taranto

L’intervista a cura di Nicola Samalli su tarantotoday.it

 

Eolico offshore, Taranto può scriversi il futuro energetico e industriale: “Il governo sblocchi le aste incentivanti”
L’appello del presidente di AERO (Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore), Fulvio Mamone Capria: “I parlamentari eletti in Puglia e nel Sud Italia devono fare pressioni per far partire l’asta del FER 2, perché non c’è un processo industriale in Italia che può portare questo enorme numero di occupati nel Mezzogiorno (25mila al 2050)”

 

TARANTO – Puglia Blue Vision, il Festival della Blue Economy realizzato a Taranto da Citynews in collaborazione con Regione Puglia (il 15 ottobre scorso), ha lanciato – tra gli altri – un messaggio chiaro: il futuro punta sulle energie rinnovabili, in particolare sull’eolico offshore.

 

Non solo: Taranto avrebbe la possibilità di scriversi il suo futuro energetico e industriale, per superare la crisi ambientale e occupazionale che grava sul territorio. L’eolico offshore – infatti – avrebbe una doppia valenza in una logica di economia circolare: le pale eoliche produrrebbero energia anche per l’ex Ilva, che produrrebbe a sua volta l’acciaio che servirebbe per costruire i galleggianti necessari a sostenere le torri eoliche degli impianti (come quelli di Marsiglia, in Francia).

Il progetto avrebbe due grossi impatti: ambientale, perché si produrrebbe energia green; occupazionale, perché le stime parlano di 25mila occupati in un settore che coinvolgerebbe anche il porto di Taranto.

 

Come sottolineato dal Ceo e founder di Citynews, Fernando Diana, nel suo intervento al Puglia Blue Vision, “bisogna però essere allineati fra governo nazionale, amministrazioni locali e cittadinanza, e remare tutti nella stessa direzione: occasioni come queste, in un’economia globale e competitiva, sono rare, sarebbe un delitto per la città non provare a coglierle”.

 

A spiegare come questo futuro sia in realtà già cominciato, è stato il presidente di AERO (Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore), Fulvio Mamone Capria, che al TarantoToday ha poi evidenziato l’aspetto decisivo: “Il governo sblocchi le aste incentivanti”.

“Sono stati presentati al MASE 130 progetti dedicati all’eolico offshore – ha ricordato Capria -: di questi, 26 sono in una fase avanzata di Valutazione di Impatto Ambientale. Tra questi 26, che cubano oltre 18 gigawatt (complessivi, ndr), quattro progetti per 2,3 GW hanno già ottenuto la VIA positiva. Probabilmente entro fine anno arriva anche un quinto progetto per altri 500 megawatt, quindi un altro 0,5 GW”.

 

“Questi numeri sono sufficienti a poter partecipare alle aste degli incentivi previsti dal decreto del Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dell’Agricoltura, FER 2”.

“A oggi abbiamo 2,3 GW di progetti che possono competere su questi 3,8 GW (che sono il totale degli incentivi del decreto, ndr) di aste incentivanti. Però, a distanza di un anno e mezzo, queste aste non sono ancora partite” afferma Capria.

 

“Quindi il nostro appello al Ministero dell’Ambiente è quello di far uscire subito il calendario delle aste che dal 2026 fino al 2028 devono poter offrire la disponibilità di questa tariffa incentivata – di 185 euro MWh – al sistema dell’eolico offshore. Noi chiediamo che le aste vengano bandite al più presto possibile”.

 

“Perché l’eolico offshore deve avere degli incentivi, quindi un una tariffa un po’ più alta del costo dell’energia? Perché noi stiamo costruendo un’industria dietro a questi progetti. È un’industria che serve per costruire i galleggianti in acciaio nei porti di Taranto e Augusta. Porti che sono stati scelti da un altro decreto tra sei diversi porti tra quelli prioritari per costruire i galleggianti e per assemblare le turbine da 12 GW a 15 GW l’una, che verranno posizionate in questi porti”.

 

L’impianto

 

“Questo galleggiante in acciaio può pesare fino a 4mila tonnellate ed è un triangolo solitamente di un raggio che va dai 70 agli 80 metri, costruito davanti la banchina portuale”.

 

“Grazie al ministero dell’Ambiente, entro fine anno verrà emanato un nuovo decreto che darà circa 49 milioni di euro al porto di Augusta e 29 al porto di Taranto. A che servono questi soldi? A rafforzare le banchine, perché bisogna lavorare dei pesi straordinari di migliaia di tonnellate. A oggi non tutte le banchine sono idonee. Poi servono delle aree logistiche dove poter muovere le pale degli aerogeneratori che sono lunghe più di 100 metri, come quelle di Vestas a Taranto”.

 


 

L’intervista completa su tarantotoday.it

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