Articolo di Peppe Aquaro su msn.com
“Quando bastano i dati. La capacità eolica offshore installata in Europa è di 36,7 Gigawattora, mentre la capacità dei progetti attualmente in sviluppo in Italia potrebbe superare i 40 Gigawattora. E quindi ci sta tutto il titolo di una ricerca “Le energie rinnovabili offshore: il nuovo orizzonte energetico italiano” presentata giovedì 3 luglio nell’aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, alla presenza dei ministri Gilberto Pichetto Fratin e Nello Musumeci, rispettivamente dell’Ambiente e sicurezza energetica e Protezione civile e politiche del mare, nel corso del terzo convegno nazionale di Aero, l’Associazione delle imprese delle energie rinnovabili offshore, presieduta da Fulvio Mamone Capria, il quale ha presentato la ricerca, dove il senso di tutto è che i benefici dell’eolico offshore sono maggiori degli eventuali incentivi.
Certo, il Regno Unito o la stessa Francia sembrano marciare con un altro passo su questo argomento (nel 2024, degli otto parchi eolici collegati alla rete nell’Unione europea, 1,2 Gigawattora sono stati collegati nel Regno Unito, mentre la Francia ha messo in funzione un parco eolico da 25 Megawattora), ma, stando a quanto ha sottolineato Capria, per allinearci al resto d’Europa basterebbe raggiungere gli obiettivi minimi di 8,5 gigawattora entro il 2035 e di 18,5 entro il 2045. Niente male se la leggessimo dal punto di vista della Co2 risparmiata: nelle due date-traguardo, rispettivamente, di 13.000 e 28.000 tonnellate.
Un settore praticamente congelato
Qualcuno potrebbe obiettare: d’accordo, ma per raggiungere entrambi i target occorrerebbero rispettivamente investimenti pari a 25 e 55 miliardi. Prima di cercare una risposta, esaminiamo lo stato dell’arte in Italia: dei 130 progetti che hanno fatto richiesta di connessione alla rete di Terna, 26 di questi hanno avviato l’iter di Valutazione d’impatto ambientale al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, versando, come oneri di istruttoria, 26 milioni di euro. Tra questi 26, sono quattro i progetti ad aver ottenuto parere positivo dal Ministero: due a tecnologia fissa in Emilia Romagna e gli altri due, in Sicilia e in Puglia, a fondazione galleggiante. Ma se tutto sembra muoversi un po’ troppo lentamente è perché i decreti strategici, punto sul quale insiste molto la ricerca di Aero, viaggiano a velocità ridotta: «La mancata integrazione dei bandi, decreto energia 181 del 2024 e decreto Fer2, dello stesso anno, rischia di congelare il settore».
I porti di Augusta e Taranto già pronti
Peccato, perché, come ha ricordato il presidente di Aero Capria, al livello di infrastrutture, saremmo già pronti sulla carte, essendo già stati individuati nei porti di Augusta e Taranto gli hub primari per la produzione, assemblaggio e varo di piattaforme galleggianti per turbine offshore: «Scelte che avvierebbero una nuova filiera virtuosa, con ricadute positive su occupazione, economia e ambiente». Intanto, transizione energetica non vuol dire infischiarsene della tutela degli ecosistemi marini: “Gli impianti eolici offshore possono offrire l’opportunità di ricostituire stock ittici e habitat marini attualmente a rischio o già compromessi».
Italia capofila del Mediterraneo
Infine, ecco la road map Italiana per il 2025, dove si spera che vengano avviate aste Fer2 per 3,8 Gigawattora di capacità offshore (sia fissa a terra, sia galleggiante). La costruzione di 3,8 gigawattora di eolico offshore significherebbe creare, soprattutto nel Mezzogiorno, più di 11.400 nuovi posti di lavoro diretti, che arriverebbero a 46.600 considerando l’indotto. Parliamo di 62 miliardi di euro di opportunità industriale, con l’Italia destinata a diventare capofila per l’eolico offshore nel Mediterraneo tra il 2025 e il 2026. Lavoro, economia e risparmio. Al di là delle previsioni, l’eolico offshore ha un impatto importante sulla riduzione del prezzo dell’elettricità: entro il 2060 si risparmierebbero 41 miliardi di euro. In più, sulla bilancia dell’eolico offshore sono finiti incentivi e benefici economici: con i 30 miliardi di euro degli incentivi Fer2, si otterrebbero benefici occupazionali, ambientali, energetici e altri ancora, per oltre 103 miliardi di euro.
Offshore escluso dal decreto e riforma dei Porti
«Nel 2025 ci aspettavamo le prime aste e non ci sono state mentre l’offshore è stato escluso dal decreto e ancora attendiamo l’operatività del decreto porti. Chiediamo al governo di fare presto, per non compromettere la filiera nazionale, di agire, di avviare le aste FER2 per 3,8 Gigawattora di capacità offshore e consentire la settore di contribuire alla decarbonizzazione del Paese», ricorda il presidente di Aero Capria. Il governo ha risposto attraverso le parole del ministro Musumeci, che, ricordando che porterà il tema dell’offshore al Coordinamento dei ministri a fine mese, ha aggiunto: «I porti sono il primo obiettivo cui puntare. Se è vero che fungono da hub logistico per l’installazione dei parchi offshore è anche vero che la riforma del sistema portuale deve semplificare ruoli, processi, sfide e destini dei porti, perché non ci può essere un impianto in alto mare se non c’è un porto o una nave attrezzata. Entro l’anno la riforma dei porti deve diventare realtà».
